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BARAK OBAMA PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

APRE UNA NUOVA ERA CHE CAMBIERA’ IL MONDO !

232 anni dalla dichiarazione d’indipendenza del 1776. 140 dalla guerra di secessione che permise ad Abramo Lincoln di abolire la schiavitù. 40 anni dall’assassinio di Martin Luter King e dalle sue parole passate alla storia “ I have a dream “ . Secoli di segregazioni, sfruttamento e persecuzioni razziali sono state sepolte da decine di milioni di voti di persone che hanno atteso per ore in interminabili code davanti ai seggi. E a mezzanotte del 4 novembre 2008 il figlio di un Keniano di 47 anni nato e cresciuto in una famiglia povera e di colore è salito su un palco di Chicago per pronunciare al cospetto di un folla immensa un discorso semplice di 17 minuti che resterà negli annali. Ha reso merito all’avversario, a chi lo ha sostenuto, a chi ci ha creduto, ai giovani e a tutti coloro che da 21 mesi lo hanno aiutato nella più difficile e partecipata campagna elettorale americana. Poi ha parlato al Mondo di pace e giustizia. Quindi si è rivolto con orgoglio al suo paese sostenendo che gli Stati Uniti torneranno a svolgere un ruolo guida nel pianeta forti dei propri ideali di libertà e democrazia accantonando armi, eserciti e guerre. Si è soffermato sulle disuguaglianze, sulla povertà e sulle conseguenze della più disastrosa crisi finanziaria dell’ultimo secolo invitando ad unirsi tutti, a sorreggersi a cooperare e collaborare insieme prendendosi per mano e camminando verso un domani migliore. Non ha nascosto i problemi né ostentato certezze. E’ rimasto tranquillo con i piedi per terra in un’ora e in un memento storico che avrebbe piegato le gambe a tutti. Il Mondo da oggi è cambiato. Non è più lo stesso. L’America è cambiata. Ha vinto un’altra idea rispetto al liberismo senza regole. Si è affermato il dialogo ed il confronto. Per una volta gli ideali hanno sconfitto il denaro. L’elezione di Barak Obama non cancella i gravi problemi di disuguaglianze, guerre e ingiustizie planetarie, ma ci aiuta a recuperare fiducia e speranza nel futuro.

Campobasso, 5 novembre 2008-11-05

Michele Petraroia