ROSARIA CAPACCHIONE

Nell’Italia delle veline e dei paparazzi con tanti nani e ballerine nominate in Parlamento è più facile osannare Fabrizio Corona e Lele Mora che non Roberto Saviano o Rosaria Capacchione. I potenti pretendono l’impunità tagliando mezzi e uomini a Magistratura e Forze dell’Ordine. Si coprono dietro vecchie e nuove immunità per ripararsi da pregresse furbate che hanno macchiato il loro percorso di vita e diventano esempi da imitare in una società priva di valori che erge il successo e il danaro a nuovi totem da idolatrare. In questa persistente notte della ragione, di tanto in tanto, qualche flash illumina il cammino. Rosaria Capacchione è semplicemente questo. Una giornalista che poteva arricchirsi seguendo la moda, genuflettendosi al potente di turno, rinunciando alla propria imparzialità e ponendo la professione a servizio dei delinquenti, dei camorristi e dei loro protettori. Chi se ne sarebbe accorto in questa Italia dominata da neo-servi che si autocensurano per non disturbare il manovratore e che fanno a gara a accreditarsi al signorotto locale per una carriera più fulgida, libri pagati da enti pubblici, figli o amici da sistemare ? Come e più di altre professioni anche il giornalista può agire emulando Enzo Biagi o lasciarsi prendere dalle umane fragilità. Rosaria Capacchione ha svolto la propria attività con onestà e impegno. Non ha chinato la testa né si è lasciata intimidire. E come spesso capita ai cittadini che si limitano a fare il proprio dovere è incappata nelle maglie dei signorotti locali che in quei luoghi equivalgono ai Capi-Clan della Camorra che la vogliono morta. Vive sotto scorta perché ha osato denunciare in libri e inchieste gli affari e gli intrecci tra criminalità organizzata, affari e politica. Non è né vuole essere un eroe. E’ una persona normale costretta in una società anomala come quella italiana ad avere una protezione armata per continuare a esprimere le sue opinioni. Un simile degrado deve indurci a oltrepassare l’indignazione e proporci attivamente in difesa della cultura delle regole e della legalità. Ogni nostro silenzio avalla piccole e grandi irregolarità, abusi e soprusi, lasciando libero il campo a forze criminali che progressivamente occuperanno l’economia, le istituzioni e la politica. Fermiamoli perché siamo ancora in tempo ! Avvertiamo chi per umana fragilità si è venduto all’illegalità che per miseri 30 danari di oggi lascerà in eredità a suo figlio una terra dominata da bande armate.
Campobasso, 30 maggio 2009
Michele Petraroia
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