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PROTEZIONE CIVILE. TROPPI POTERI DISCREZIONALI  CON  POCHI  CONTROLLI.

 

I  fatti di questi giorni che coinvolgono i vertici nazionali della Protezione Civile, per vicende che sarà la Magistratura ad accertare, stanno producendo una positiva riflessione sulla trasformazione in Società per Azioni di un delicatissimo servizio pubblico.  Il Partito Democratico ha opportunamente preannunciato con Bersani e col Capogruppo alla Camera Franceschini il ricorso all’ostruzionismo parlamentare per fermare un provvedimento sbagliato. Ma anche autorevoli esponenti del PDL stanno ripensando una scelta che consentirebbe ulteriori discrezionalità nella gestione del danaro pubblico ammantate da emergenze o da scadenze legate e grandi eventi. L’auspicio è che la Protezione Civile resti un servizio promosso, organizzato e gestito dallo Stato per il tempo strettamente necessario a gestire le prime fasi emergenziali senza protrarre nel tempo pratiche che si pongono al di fuori della legislazione ordinaria e non sottoposte a attenta vigilanza. Già con i mutamenti intervenuti dal 2001 con l’avvento del secondo Governo Berlusconi nella gestione delle calamità naturali,  venne introdotto il principio, sperimentato per la prima volta sulla pelle dei molisani, delle Ordinanze del Presidente del Consiglio che sostituivano una legge nazionale ad hoc, bypassavano le amministrazioni locali e si ponevano in un regime di permanente straordinarietà del tutto nebulosa, anomala e misconosciuta.
Basta far riferimento a cos’è successo in Molise col terremoto e l’alluvione. Chi ha controllato i costi delle operazioni di prima emergenza, le tendopoli, le casette di legno, i lavori di supporto, gli incarichi, l’acquisto di beni e servizi ?  E negli anni successivi chi ha verificato l’impiego di ingenti quantità di danaro pubblico, di assunzioni di personale, erogazione di incentivi o di straordinari ad hoc, realizzazioni di opere, procedure d’appalto, ecc. ?   Se a distanza di otto anni migliaia di cittadini non hanno ancora avuto risposta per i danni subiti, per la perdita della prima casa, per la mancata messa in sicurezza delle scuole e altre priorità a chi bisogna ringraziare ?
Il Modello emergenziale di intervento sottratto alla legislazione ordinaria induce i cittadini ad attese interminabili, consente una gestione che rendicontando al Governo Centrale è sottratta alla valutazione locale sui costi-benefici e impedisce a comuni, province e regioni di avere voce in capitolo su interventi essenziali per le propria comunità. Per questo non basta bloccare la privatizzazione della Protezione Civile ma bisogna riportare il funzionamento attuale alle pratiche più rigorose di controllo della spesa pubblica antecedenti il 2001.
Campobasso, 14 febbraio 2010                                 
Michele Petraroia

 

 

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