FEDERALISMO, WELFARE REGIONALI, L.E.A. :
QUALI PROSPETTIVE ?
(Note di Michele Petraroia )

Accolgo l’invito a offrire un sommesso e sintetico contributo all’interessante riflessione in oggetto limitandomi a segnalare lo specifico che accade in una piccola regione meridionale. In Molise stiamo già soffrendo il superamento sostanziale della prima parte della Costituzione Italiana nei punti dov’è sancita l’uguaglianza tra tutti i cittadini al di là dei luoghi dove nascono e vivono. Per responsabilità di amministratori inadeguati c’è stata la bancarotta del sistema sanitario regionale con conseguente commissariamento nazionale preceduto da due anni e mezzo di sorveglianza e controllo del Governo Centrale. Dentro questa generica formulazione si cela un elevato inasprimento fiscale locale ( IRAP, addizionali su IRPEF, accise, bollette, ecc. ) che si somma a un drastico taglio dei servizi con connesso abbassamento della qualità dell’offerta sanitaria e un progressivo allungamento delle liste d’attesa. In pratica posso testimoniare che il conto viene pagato doppiamente e direttamente dai cittadini. Così come posso evidenziare la non veridicità del postulato che le persone penalizzano i politici che hanno fallito e li sostituiscono con altri più meritevoli. Non è assolutamente vero. Anzi per assurdo accade il contrario. Perché più si riducono i servizi sanitari e più acquisisce forza l’intercessione del politicante colluso che riesce con un proprio intervento a far scavalcare fila e accorciare i tempi di un ricovero o di una prestazione. Trattasi, lo rammento a me stesso, molte volte della vita di un familiare caro e quindi chi ha il problema e non può agevolmente recarsi fuori regione è obbligato a scegliere tra il principio astratto e la guarigione di un figlio. Scagli la prima pietra chi si sente l’Abramo di turno pronto per fede a compiere il sacrificio di chi gli è più caro ! O si fuoriesce dall’ipocrisia di questi anni che hanno ammantato l’egoismo padano di parvenze solidali o si andrà dritto alla spaccatura tra Nord e Sud con danni certi per tutti. Non intendo nascondere le vergognose inadeguatezze di una classe dirigente meridionale che spesso ha smarrito ogni etica e non ha notizia su cosa siano la legalità e la competenza. Al contrario concordo sulla necessità di responsabilizzare i territori nella gestione della spesa pubblica con meccanismi automatici di incentivo o disimpegno di poste di bilancio legate a progetti, a obiettivi e a risultati. Questa azione va promossa con vigore all’interno però di una garanzia che oggi sussiste solo in astratto che è quella, ad esempio in ambito socio-sanitario dei Livelli Essenziali di Assistenza. Non basta siglare un’intesa a Roma per sentirsi con la coscienza a posto. Bisogna recarsi sul territorio in uno dei cento comuni molisani con meno di 2 mila abitanti, in gran parte anziani con pensioni al minimo, e accertarsi se funziona o meno la 328/2000, se il piano sociale di zona assicura concretamente dei servizi e che tipo di assistenza sanitaria è garantita. Confermo che a nove anni dal varo della legge quadro nazionale sul sociale, in Molise il primo piano triennale 2004-2006 prorogato di anno in anno fino al primo semestre 2009, non ha funzionato. La regione divisa in undici ambiti, e/o gli enti locali, hanno affidato a esperti esterni la progettazione dei piani di zona col risultato di pagare più volte un lavoro di copia-incolla che in qualche caso menzionava città di altre regioni. Ma è nell’attuazione che si sono mostrati i limiti più evidenti perché salvo, rare e lodevoli eccezioni, i comuni non erano preparati a gestire in modo coordinato ed efficiente un nuovo servizio così delicato. Generalmente si sono registrati ritardi e c’è stata una dispersione di fondi verso consulenti e tecnici che hanno assorbito importi significativi. In qualche caso i problemi finanziari del comune capofila hanno paralizzato l’attuazione del piano e comunque la qualità dei servizi erogati è stata modesta con paghe, per lo più, al di sotto dei minimi contrattuali per dipendenti o soci-lavoratori costretti frequentemente ad attendere mesi prima di percepire compensi inferiori a 500 euro. Inutile segnalare l’insoddisfazione delle persone che si son viste aumentare i tributi per i debiti sanitari senza poter beneficiare né di una maggiore qualità nella sanità e né di un efficiente assistenza sociale. Neanche il nuovo Piano Regionale 2009 – 2011 sul sociale approvato recentemente in Molise ha segnato un’inversione di tendenza. Il documento rimane astratto ed è più attento a metodi e procedure intrecciate con la gestione del Fondo Sociale Europeo che non con i reali fabbisogni del territorio. Non c’era nel 2004 ed è molto scarna nel 2009 l’analisi vera sulle fasce deboli della popolazione con la grave omissione sugli immigrati e la flebile menzione dell’integrazione socio-sanitaria. Conclusa questa sintetica esposizione istituzionale potrei trattare centinaia di casi di marginalità, esclusione e abbandono, che non sanno a chi rivolgersi nel momento del bisogno. Risparmio i particolari ma vi assicuro che vedere la povertà estrema negli occhi e constatare l’insensibilità, l’indifferenza o l’impotenza di istituzioni che giocano a scarica barile tra comuni, piani d’ambito, comunità montane, province, regione, aziende sanitarie, ecc. è tremendo. Se chiudono le Caritas siamo in condizioni drammatiche. Questo inverno in una città di montagna come Campobasso alcuni poveri hanno dormito nel sottopasso della stazione. Ma il punto politico che mi viene sollecitato è come cercare nuove risposte a antichi bisogni coniugando il meglio che esprime un modello di federalismo solidale e cooperativo con la tutela dei diritti universali di cittadinanza per tutti gli italiani dal Brennero a Lampedusa. L’ipotesi di lavoro che avanzo è quella di riflettere meglio sulle funzioni istituzionali nazionali che non possono semplicisticamente transitare alle regioni e alle autonomie locali senza comprenderne effetti, ricadute e conseguenze sulla vita delle persone. I livelli essenziali uniformi su tutto il territorio italiano vanno garantiti per assistenza, sanità, scuola e trasporti pubblici, altrimenti si affermeranno venti modelli diversi e cresceranno sperequazioni e disparità di trattamento su diritti fondamentali. Assicurata, almeno in linea di principio, di normativa, di strumenti e di risorse, l’esigibilità di un’uguaglianza meno declamata e più praticata tra tutti i cittadini italiani, va affrontato il nodo della responsabilizzazione degli amministratori locali con modalità innovative che non facciano ricadere le loro incapacità sulla popolazione. Su questo tema bisogna ripensare al grave errore compiuto da Bassanini là dove ha eliminato ogni controllo amministrativo degli atti dei comuni e delle regioni, subordinando di fatto la dirigenza ai politici e cogliendo in tal modo il risultato opposto di quello agognato. Quante delibere strane potrebbero essere fermate immediatamente senza dover ricorrere al TAR o alla Procura della Repubblica ? Aver accentrato poteri eccessivi in organi monocratici elettivi con giunte trasformate in staff e consigli svuotati, dopo aver eliminato i controlli di legittimità e sottomesso la dirigenza, ha creato circuiti di potere esterni alle amministrazioni con lobby e consulenti che rincorrono i detentori unici del potere. Con un federalismo spinto solo dagli egoismi di chi si illude di salvarsi buttando giù dalla scialuppa il peso morto del Mezzogiorno si accentuerebbero i tratti di iniquità e di ingiustizia in Italia senza risolvere alcuna questione in termini positivi. Il Lombardo-Veneto ricordi che senza il Sud l’Italia non siederebbe nel G 8 e né nel G 14 o nel G 20 e sarebbe come l’Olanda o la Danimarca, un paese ricco, ma totalmente fuori dai veri giochi politici, economici e finanziari internazionali.
Campobasso, 10 settembre 2009
Michele Petraroia
