Resistere riorganizzarsi e rilanciare il progetto politico del PD

Noto in giro troppa rassegnazione e apatia. Le nostre bandiere giacciono negli armadi anziché essere issate con orgoglio in mezzo alla gente. In tanti chinano la testa di fronte agli avversari e finiscono col convincersi che non c’è niente da fare, meglio fuggire, mettersi in salvo, saltare su altre barche o ritirarsi ammutoliti a casa. Basta è ora di reagire. Siamo stati fermi per troppo tempo in attesa di non si sa chi o di cosa. E in aggiunta non ci siamo fatti mancare niente in termini di divisioni, lacerazioni e strappi. Il Partito Democratico deve riprendere il cammino per cui è nato, unire la migliore storia della sinistra cristiana e socialista del secolo scorso portandola a una nuova sintesi per questo terzo millennio che si è appena avviato ( uguaglianza tra tutti gli uomini, giustizia sociale, coesione solidale, partecipazione democratica, competenza, merito, legalità, trasparenza, inclusione, tolleranza, accoglienza, pluralismo ). Il PD in Italia come in Molise ha la funzione di riavvicinare le persone all’impegno politico, mobilitare passioni civili, rilanciare idealità alte e valori forti. Ha il compito di riannodare i fili tra generazioni, tra Nord e Sud, tra italiani e migranti, tra laicità e fede, tra impresa e lavoro oltre che tra uomini e donne. Noi siamo il partito che unisce la nazione, lega gli uni agli altri, amalgama le diversità, privilegia il dialogo e valorizza il confronto, rispetta chi la pensa in altro modo, include e accoglie lo straniero. Il Partito Democratico difende la Costituzione nata dalla Resistenza contro il fascismo e i diritti universali di cittadinanza che in essa sono stati sanciti a partire da lavoro, sanità, istruzione e previdenza. Cosa c’è di più attuale in questo periodo storico dell’impegno per una società equa, giusta, solidale, libera e democratica ? E una simile sfida non si vince in solitudine. Dobbiamo unirci, cooperare, aiutarci l’uno con l’altro, collaborare, ritrovare il gusto di rispettare le nostre diversità sapendo che il pluralismo è un valore che arricchisce il nostro partito. Qualcuno si illude che un uomo solo al comando funziona ? Il PD è di diverso avviso. La sovranità appartiene al popolo che la esercita attraverso i partiti politici e le istituzioni democratiche. Ciò presuppone che si siano regole che disciplinano la partecipazione dei cittadini e a ciascuno deve essere consentito di accedere a cariche elettive o a mandati di direzione politica. Noi siamo gli eredi di una storia antica di riscatto degli umili e di superamento delle discriminazioni di classe. Le nostre radici affondano nelle società operaie di mutuo soccorso, nelle leghe contadine e nel movimento cooperativo, nel solidarismo cattolico di base e nella mobilitazione per l’emancipazione delle donne, per i diritti civili, la laicità dello Stato, le tutele per i più deboli e la dignità del lavoro. Non siamo nati in televisione né da un’operazione di marketing. Non abbiamo affidato ad un unto del signore le nostre sorti né intendiamo sottostare a un ras o a un capo-popolo. Preferiamo le asprezze di un confronto interno difficile e giammai avere un despota che spadroneggia come crede. Ovviamente dobbiamo riappropriarci della consapevolezza che la libertà e la democrazia non sono mai acquisite una volta per sempre. Occorre sporcarsi le mani con la politica, camminare lungo il sentiero della vita e sbagliare, vincere o perdere le sfide dei valori e del rinnovamento. Nel futuro non ci sarà spazio per partiti personali né per partiti azienda. Il domani sul fronte riformista si chiama Partito Democratico e la nostra esperienza potrà essere messa a disposizione di altri paesi per innovare e rilanciare i nostri valori e sconfiggere vecchi aggregati conservatori e nuove destre populiste. Sosteniamo il PD e mobilitiamoci attivamente nella campagna elettorale con la schiena dritta e la fronte alta. Ogni voto in più al nostro partito è una spinta verso il cambiamento contro Silvio Berlusconi, Michele Iorio e le loro truppe sterminate.
Campobasso, 7 maggio 2009
Michele Petraroia
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